La Forra di San Bonfiglio

La Forra di San Bonfiglio

L’area protetta del Montenero di Cingoli è un esempio di Macchia Mediterranea interna dove, accanto alle specie arboree caratteristiche dell’area (es LECCI), ci sono alberi specifici dei boschi di alta quota come i faggi. Lungo il percorso che arriva nella valle del Musone la varietà degli ambienti è incredibile :
-arbusteti caratterizzati da ginestre e ginepri,
-la macchia mediterranea con lecci, fillirea, Osiris alba, stracciabrache ecc,
-la forra, con specie igrofile particolari e rare come la capelvenere e la lingua dei pozzi o delle donne. Ci sono anche indicatrici ecologiche come la Staphylea pinnata!
-l’orno-ostriento con specie che vivono in un clima più freddo dove oltre ai carpini e ornielli ci sono i faggi, gli aceri, nel sottobosco agrifogli e, addirittura un Tasso secolare !
– la radura con anemoni, crocus, orchiedee selvatiche e fragoline di bosco. In mezzo alla radura c’è anche la chiesetta diruta di San Bonfiglio da restaurare e tutelare
– Il carpineto che caratterizza le sponde del fosso di San Bonfiglio uno dei boschi più rari dell’appennino.
L’ACQUA DI S. BONFIGLIO
Il Malazampa scrive che nella valle di S. Bonfilio “vi è una fontana di acqua miracolosa, scaturita per intercessione di S. Bonfilio, ed i buoni fedeli vi accorrono per attingerla nei loro bisogni, così la tradizione” .
Sono due le testimonianze di persone che hanno constatato direttamente la presenza di acqua nei pressi della chiesa di S. Bonfilio .
– Era tradizione che in corrispondenza della porta di ingresso della chiesa di S. Bonfilio, sul lato sinistro, esistesse una piccola pozza nella quale non sempre stagnava l’acqua. Si tramandava che, per sapere il decorso della malattia di una persona cara ammalata, occorreva recarsi nella chiesa del santo; se vi si rinveniva l’acqua chiara il malato guariva, se l’acqua era torbida avrebbe avuto una prolungata malattia, se invece era asciutta non sarebbe sopravvissuto.
– Appena si entrava nella chiesa, alla sua destra, a livello del pavimento c’era una “trocchetta” ovale dove sgorgava dell’acqua, presumibilmente dal muro esterno della chiesa; molti devoti malati si recavano nella chiesa per accertarsi quale sarebbe stato il decorso della malattia. Se l’acqua “lacrimava” la persona avrebbe avuto una soluzione positiva del proprio male, se non sgorgava affatto acqua l’ammalato sarebbe andato incontro a morte in breve tempo.
-Lungo il fosso di San Bonfiglio che sversa le sue acque nel fiume Musone troviamo addirittura un carpineto, bosco rarissimo nell’appennino e le acque sono cos’ incontaminate da ospitare ancora il gambero di fiume.
E’ un percorso naturalistico di rara bellezza da valorizzare e tutelare per una fruizione dolce del territorio.
La fruizione, però dovrà essere fatta con guide esperte che possano spiegarci l’importanza dell’osservazione (osservare non significa guardare), della biodiversità per mantenere in equilibrio gli ecosistemi, e note e curiosità etnobotaniche per comprendere che una volta il bosco, era il vero “supermercato”. Noi, purtroppo abbiamo perso, nel tempo quella conoscenza specifica e ci sembra che tutto sia uguale, ma quanta diversa bellezza c’è in un percorso naturalistico.

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